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Luoghi di potere dell’Uzbekistan: i santuari verso cui si cammina

Team AroundCA

Luoghi in questo articolo: Samarcanda · Bukhara

Cultura e storia · Turismo spirituale

Luoghi di potere dell’Uzbekistan: i santuari verso cui si cammina

L’Uzbekistan conta oltre 3.500 luoghi sacri. Questi sono quelli per cui i pellegrini hanno attraversato deserti, alcuni da più di mille anni.

📷 Foto: mausoleo di Bahauddin Naqshband o , immagine principale

La maggior parte dei viaggiatori viene in Uzbekistan per l’architettura, e a ragione. Ma questo Paese ha anche un altro livello: oltre 3.500 luoghi sacri documentati, parte di una tradizione di pellegrinaggio che qui è più antica dell’Islam e lo ha assorbito invece di esserne sostituita. Il misticismo sufi vive in questi mausolei accanto a usanze più antiche, preislamiche: sotto il drappo che copre la tomba di un santuario, la gente del posto indica un corno di capra di montagna nascosto lì sotto, un amuleto proveniente da uno strato di credenze più antico di qualsiasi moschea dei dintorni. Qui nulla è stato cancellato del tutto; è solo stato ricoperto da nuove costruzioni, più e più volte.

Bukhara: Bahauddin Naqshband

A dodici chilometri da Bukhara, è qui che Bahauddin Naqshband, fondatore dell’ordine sufi Naqshbandi, che conta ancora oggi decine di milioni di seguaci in tutto il mondo, nacque, visse ed è sepolto. Fu il consigliere spirituale dello stesso . I pellegrini arrivano qui dalla Turchia, dall’India, dal Pakistan e dall’Iran proprio per questa tomba; secondo la tradizione locale visitarla vale come un piccolo pellegrinaggio, equivalente per peso spirituale a un piccolo Hajj, e tre visite equivalgono a uno completo.

Bukhara: Chashma Ayub

La leggenda narra che il profeta Ayub (il Giobbe biblico) batté qui il bastone a terra e ne sgorgò una sorgente: il primo santuario sopra di essa fu costruito nel XII secolo e ancora oggi l’acqua è considerata curativa; la gente la porta a casa in bottiglia, soprattutto chi cerca la guarigione da una malattia.

📷 Foto: sorgente di

Samarcanda: Shah-i-Zinda

Uno dei luoghi più mistici dell’Asia centrale: secondo la tradizione qui è sepolto Qusam ibn Abbas, cugino del profeta Maometto che portò l’Islam in Asia centrale, che in realtà non sarebbe mai morto ma sarebbe sceso vivo sottoterra, apparendo da allora ai fedeli in visioni. Il corridoio di undici mausolei, rivestiti di maioliche turchesi e blu oltremare, colpisce anche i visitatori che non hanno alcun legame religioso con questo luogo. Andateci presto, prima dei gruppi turistici: qualche minuto di silenzio qui è proprio lo scopo della visita.

Samarcanda: il complesso memoriale dell’Imam al-Bukhari

Muhammad al-Bukhari, compilatore del Sahih al-Bukhari, il secondo testo più autorevole dell’Islam sunnita dopo il Corano stesso, è sepolto fuori Samarcanda, e il complesso intorno alla sua tomba è uno dei luoghi di pellegrinaggio islamici più visitati al mondo, con centinaia di migliaia di pellegrini all’anno. Secondo la tradizione al-Bukhari compiva l’abluzione rituale e la preghiera prima di trascrivere ciascuno dei circa 600.000 hadith esaminati nel corso della sua vita, conservando solo quelli che riteneva autentici.

Samarcanda: moschea di Khazret-Khizr

È dedicata a Khizr, figura della tradizione islamica che si dice abbia trovato l’acqua dell’immortalità e sia diventato un eterno viandante, che appare ai viaggiatori nei momenti di vero bisogno. La moschea sorge su una collina sopra Samarcanda, con vista su tutta la città, ed è venerata in particolare da viaggiatori, mercanti e da chiunque stia iniziando qualcosa di nuovo.

Samarcanda: la tomba di Daniele

Uno dei rari luoghi al mondo dove musulmani, ebrei e cristiani pregano davanti alla stessa tomba. Il mausoleo si trova ai piedi di una collina sopra il fiume e il suo sarcofago è insolitamente lungo, 18 metri: secondo la tradizione il corpo del profeta continua a crescere, cosa considerata di per sé un prodigio. La leggenda dice che Timur portò qui le reliquie dall’Iraq per benedire la sua nuova capitale. Accanto alla tomba cresce un antico albero di pistacchio, con i rami legati da nastri bianchi lasciati dai pellegrini con richieste e ringraziamenti.

📷 Foto: albero di pistacchio con nastri bianchi presso il mausoleo di Daniele

Termez: il santuario di al-Hakim at-Termizi

Termez si trova ai margini del Paese, dove l’Uzbekistan confina con l’Afghanistan, e la sua storia risale ad Alessandro Magno. Nel IX secolo qui visse e insegnò al-Hakim at-Termizi, pensatore sufi noto come «il Custode dei Segreti»; i suoi scritti sulla natura della santità (wilayat) sono ancora studiati nelle scuole teologiche dal Marocco all’Indonesia. È un luogo di potere anche in senso letterale: proprio ai confini del mondo antico, sulla riva dell’Amu Darya.

Gijduvan: il santuario di Abdulkhaliq Gijduvani

Una piccola città a 40 chilometri da Bukhara è il luogo di nascita di uno dei maestri sufi più influenti della storia. Abdulkhaliq Gijduvani formulò gli undici principi della via Naqshbandi, seguiti ancora oggi da milioni di sufi; quello centrale si traduce più o meno come «le mani al lavoro, il cuore con Dio». Il santuario in sé è modesto, ma insolitamente silenzioso e chiaramente molto frequentato per la preghiera.

Tashkent: Khast Imam e il Corano di Uthman

Il complesso di Khast Imam è il centro spirituale di Tashkent e custodisce uno dei Corani più antichi del mondo: il Corano di Uthman, risalente al VII secolo, scritto su pergamena di pelle di cammello. Secondo la tradizione, le macchie di sangue visibili su alcune pagine apparterrebbero al califfo Uthman in persona, ucciso mentre lo leggeva. Il manoscritto è sopravvissuto intatto all’invasione mongola, agli archivi dell’epoca sovietica e a diverse guerre. È uno dei luoghi in cui qui si ha davvero l’impressione che il tempo si sia fermato.

Vicino a Tashkent: Zangiata

Il mausoleo di Zangiata e di sua moglie Ambar Bibi fu costruito per ordine dello stesso Timur, in onore di un maestro spirituale profondamente venerato dai popoli turchi della regione. Zangiata viene invocato soprattutto per il matrimonio, i figli e la pace in famiglia, sia dai visitatori kazaki sia da quelli uzbeki; poco distante, le donne visitano in particolare la tomba di Ambar Bibi. È un luogo davvero vivo: sempre gente, preghiere e profumo di acqua di rose nell’aria. Secondo la tradizione locale, agli sposi che lo visitano dopo il matrimonio è promessa un’unione lunga e felice.

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