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L’antica Samarcanda: la perla d’Oriente

Team AroundCA

Luoghi in questo articolo: Samarcanda

Guida della città · Samarcanda

L’antica Samarcanda: la perla d’Oriente

costruì la sua capitale perché fosse vista da lontano. Seicento anni dopo, è ancora così.

📷 Foto: il al tramonto, immagine principale

Samarcanda è più antica dell’espressione «»: era già una città affermata quando Alessandro Magno la conquistò nel 329 a.C. e, a quanto si racconta, disse che era più bella di quanto avesse immaginato. Quello che la maggior parte dei visitatori vede davvero, però, risale a un periodo più ristretto: il regno di Amir Timur (Tamerlano) e di suo nipote , all’incirca dal 1370 al 1450, quando Samarcanda fu ricostruita come capitale di un impero che si estendeva da Delhi al Mediterraneo e doveva apparire all’altezza.

Piazza Registan

Le tre del Registan non furono costruite insieme: quella di Ulugh Beg venne per prima, nel 1420, mentre Sher-Dor e Tilla-Kori seguirono due secoli dopo, sotto sovrani successivi che volevano eguagliarla. Furono però costruite una di fronte all’altra con una precisione tale che oggi si leggono come un’unica composizione. Ulugh Beg, astronomo non meno che sovrano, pose sul portale della Sher-Dor due tigri in mosaico che inseguono dei cervi, con un sole dal volto umano sulla schiena: una chiara rottura con la tradizione islamica, che evita l’arte figurativa, e nessuno ha mai spiegato del tutto come i costruttori l’abbiano passata liscia.

Gur-e-Amir: il mausoleo di Timur

La tomba di Timur si trova sotto una cupola azzurra costolonata che gli architetti successivi studiarono direttamente per costruire il Taj Mahal: il lo precede di due secoli ed è, secondo la maggior parte degli storici dell’architettura, il modello a cui si ispirarono i costruttori moghul. All’interno, una lastra di giada scura segna la tomba di Timur; si dice che all’epoca in cui fu scolpita fosse la pietra di giada più grande dell’Asia centrale. Nel giugno 1941 un archeologo sovietico aprì la tomba per verificare i resti di Timur; secondo la leggenda locale, disturbare la tomba avrebbe scatenato una guerra di proporzioni terribili. Due giorni dopo la Germania invase l’URSS.

📷 Foto: la cupola del Gur-e-Amir in primo piano

Shah-i-Zinda

Una stretta via di mausolei che sale lungo il pendio di una collina, costruita nell’arco di sei secoli e rivestita quasi senza interruzioni di maioliche blu e turchesi. significa «il re vivente», in riferimento a un santuario in cima che, si dice, custodisce un cugino del profeta Maometto, ancora visitato dai pellegrini indipendentemente dal flusso turistico più in basso. Percorrerla da un capo all’altro è meno una singola attrazione che una sequenza: non ci sono due mausolei con lo stesso identico motivo, e il corridoio è così stretto che le maioliche riempiono l’intero campo visivo.

Moschea di Bibi-Khanym

Timur ordinò di costruire la su una scala tale da farne la più grande moschea del mondo islamico dell’epoca, e si dice che per trasportare la pietra furono usati elefanti portati da una campagna in India. In parte ci riuscì, e in parte no: la struttura era troppo ambiziosa per le sue fondamenta e alcune sezioni cominciarono a crollare nel giro di pochi decenni. Ciò che si vede oggi è un’importante ricostruzione di epoca sovietica più che l’originale intatto, ma il punto resta la scala a cui Timur ambiva.

L’osservatorio di Ulugh Beg

Ulugh Beg, nipote di Timur, fu un sovrano più insolito della maggior parte: gli importava più dell’astronomia che delle conquiste, e negli anni 1420 costruì un osservatorio con un sestante così preciso che il suo calcolo della durata dell’anno si discostava dal valore moderno di circa un minuto. L’osservatorio fu distrutto dai conservatori religiosi dopo la sua morte, ma l’arco sotterraneo del sestante sopravvisse, sepolto e riscoperto solo nel 1908: ancora oggi se ne può vedere la curva.

Bazar Siab

Dietro la Bibi-Khanym, il è il luogo in cui Samarcanda smette di essere un museo e torna a essere una città viva e operosa: montagne di frutta secca e noci, il non, il pane piatto e compatto per cui Samarcanda è famosa in tutta la regione, e venditori che fanno chiaramente questo mestiere da decenni. È anche il posto più facile in città per mangiare bene senza andare al ristorante.

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Gran parte di ciò che rende Samarcanda straordinaria fu costruito nell’arco di ottant’anni, da un sovrano che voleva che la sua capitale sopravvivesse al suo impero. L’impero non durò. La capitale sì.

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