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Ebrei di Bukhara: una pagina della storia di Bukhara
Bukhara è una città in cui per secoli hanno vissuto fianco a fianco artigiani, mercanti e famiglie diverse. Una delle pagine più antiche della sua storia è quella degli ebrei di Bukhara: una comunità che ha vissuto in Asia centrale per più di mille anni e ha lasciato un segno ben visibile nei mestieri, nella musica e nell’aspetto della città vecchia.
Da dove viene il nome
Erano dette «di Bukhara» le comunità ebraiche di tutta l’Asia centrale — di Samarcanda, di Tashkent, della valle di Fergana — perché il loro principale centro culturale era Bukhara. La tradizione fa risalire gli inizi della comunità a tempi antichi; gli storici dicono che le testimonianze attendibili su di essa, a Balkh e in Corasmia, risalgono all’VIII–IX secolo.
La lingua bukhori
La comunità parlava il bukhori, una lingua vicina al tagiko. Si scriveva in caratteri ebraici, negli anni 1920–1930 in alfabeto latino e dal 1940 in cirillico. Oggi il bukhori è parlato soprattutto dalla generazione più anziana, mentre i nipoti conoscono i proverbi delle nonne e i nomi dei piatti.
Maestri del colore

Gli ebrei di Bukhara erano famosi come tintori: l’indaco e altri coloranti naturali, che davano colore ai celebri tessuti di Bukhara, passavano in gran parte per le loro mani. Guardando i vecchi tessuti di Bukhara nei musei, vale la pena ricordare che tra i loro artefici c’erano anche i tintori del quartiere ebraico.
La musica dello shashmaqam
I musicisti ebrei di Bukhara erano una parte importante dello shashmaqam, la musica classica di Bukhara e Samarcanda, e si esibivano a corte. Oggi lo shashmaqam è nella lista UNESCO del patrimonio immateriale, e in esso risuona anche il loro contributo.
La leggenda dello stagno di Lyabi-Hauz

Il visir Lo sapevi? Un caravanserraglio diventato madrasa per parola del khan Nadir Divan-Begi costruì nel 1622, presso il Lyabi-Hauz, un caravanserraglio. All'inaugurazione Imam Quli Khan lo lodò come una bella madrasa e la parola di un khan non si ritirava: si aggiunsero portale e celle, e madrasa fu. Scopri di più → voleva scavare uno stagno su un terreno che apparteneva a un’anziana vedova del quartiere ebraico. Lei non voleva venderlo. Secondo la leggenda, alla fine acconsentì, chiedendo in cambio un terreno per una sinagoga. Così, si dice, Bukhara ebbe il suo stagno principale, dove oggi bevono il tè ospiti da tutto il mondo.
La moschea Magoki-Attari
Le guide di Bukhara raccontano che anticamente in questa moschea — una delle più antiche della città — per un certo periodo pregavano anche i membri della comunità ebraica, finché non ebbero una sinagoga propria. È una storia di buon vicinato che a Bukhara si racconta volentieri.
Il quartiere oggi
Il vecchio quartiere ebraico è a pochi minuti a piedi da Lyabi-Hauz. Qui si sono conservate case con cortili interni, costruite nello stile tipico della comunità, la sinagoga è attiva e una parte delle case è stata restaurata. Molte famiglie i cui antenati vivevano qui oggi abitano in paesi diversi e vengono a Bukhara a ritrovare le proprie radici.
Se ci andate
Il quartiere si aggiunge facilmente a una passeggiata nella vecchia Bukhara: bastano un paio d’ore con una guida che ne conosca la storia. È una zona residenziale: persone e cortili li fotografiamo dopo aver chiesto il permesso; in sinagoga entriamo con abiti che coprono; il sabato e nei giorni di festa ha i suoi orari, perciò l’ora della visita la concordiamo in anticipo. Il periodo migliore per passeggiare a Bukhara sono la primavera e l’autunno.
© Foto
- Lyabi-Hauz pond, Bukhara — BeshevI / Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0



